Arvoltolo

L’Arvoltolo è una pizzetta fritta tipica del territorio perugino, diffusa in due varianti: dolce e salata. Ha origini molto antiche; infatti, era presente nella cucina contadina umbra sin dal XVII secolo e veniva consumata nelle giornate di festa, come colazione o merenda. Nell'area dell'orvietano gli arvoltoli prendono il nome di tortucce. Sono chiamati anche "poltricce"' o "frittelle" o "fregnacce", secondo il vernacolo dei luoghi di provenienza;; oggi, si trovano prevalentemente sulla tavola delle famiglie più legate alla tradizione, in alcuni ristoranti di cucina tipica e nelle sagre paesane.

Ingredienti

Dosi consigliate per 4 persone:

8 cucchiai di farina di grano tenero
5 cucchiai di olio extravergine di oliva
Acqua qb.
Sale o zucchero a scelta
Olio di semi per friggere

Preparazione

Versare farina, acqua e olio in una terrina, mescolando con cura, evitando la formazione di grumi. Dal composto ottenuto ricavare dei dischetti, si consiglia di bucare la pasta con una forchetta, in modo che non si gonfi. Nel frattempo, scaldare l'olio di semi in una casseruola. Friggere nell'olio bollente i dischetti, uno alla volta, girandoli, fino a farli dorare da entrambi i lati. Togliere dall'olio e farli asciugare su carta assorbente, eliminandone l'eccesso. Cospargerli con zucchero o sale, a seconda dell'uso. Sono ottimi serviti caldi come antipasto da consumare con affettati o come dolce da consumare a fine pasto

Migliano

Migliano è uno tra i borghi più caratteristici del Comune di Marsciano.

Il Castello di Migliano spicca per la sua imponenza e per la sua posizione, segnando in passato, come oggi, i confini amministrativi del perugino. Dell'antica fortezza medioevale, restano il palazzo signorile, oggi proprietà privata, parte delle mura e tre torri, di cui una recentemente restaurata. Dal castello è possibile ammirare la Valle del Fersinone, una valle stretta, profonda e caratterizzata da ripidi versanti. La fitta vegetazione nasconde alla vista il torrente, che si presenta in tutta la sua bellezza solo quando lo si costeggia. Il Fersinone accoglie i visitatori con giochi d'acqua, pietre levigate e strette anse naturali dove vivono molte varietà di pesci tra le quali la trota fario. L'area colpisce anche per la particolare fauna: molte specie di uccelli, i cinghiali, gli istrici e i tassi popolani la zona. La valle del Fersinone è anche ricca di bellezze naturali inaspettate come la Buca del Diavolo, una splendida grotta dove sono stati ritrovati importanti tracce di civiltà preistoriche; Ripafalcaia una parete a strapiombo sul torrente di circa 100 metri di dislivello e i mulini di Rotaprona, ormai in rovina, e dell'Ospedale che per lungo tempo hanno fornito farina agli abitanti della zona. Questi tre luoghi sono collegati tra loro e al castello di Migliano da un stretto sentiero detto delle Settevalli, in quanto attraversa sette vallecole incise da altrettanti ripidi fossi.

Particolari proprietà terapeutiche hanno le acque delle sorgenti una situata a ridosso dell'alveo del fiumiciattolo e l'altra posta a valle del borgo di Baccano. Ricche di ferro e magnesio sono state utilizzate anche da insigni personaggi, come Papa Leone 13, visitatore e amante della zona già dal 1895. La valle si è contraddistinta in passato per un'intensa attività produttiva: le carbonaie disseminate nella zona producevano materiale per diversi usi mentre i calcinai fornivano calce utilizzata insieme alle pietre ricavate dall'alveo del torrente per costruire abitazioni. Da alcuni documenti ritrovati presso l'archivio storico di San Venanzo è emersa l'importanza di questi luoghi di lavoro: il calcinaio presente nell'immediato fondovalle di Migliano infatti venne utilizzato ai primi del 1900 per la realizzazione del primo ponte che collegava Migliano a San Vito.

Il Castello di Migliano

Cenni storici

Il Castello di Migliano spicca per la sua imponenza e per la sua posizione, segnando in passato, come oggi, i confini amministrativi del Priorato perugino.
Il suo nome potrebbe derivare da qualche suo antico possessore chiamato Aemilius; in varie antiche iscrizioni pungine si trovano soggetti di questo nome.
Per quanto riguarda la storia civile osserviamo che la prima memoria di questo castello risale al 1328, in questa data infatti compare un diploma di Ludovico il Davaro a favore dei Conti di Marsciano.
In questo diploma l’imperatore, assegnando loro fra gli altri feudi il castello di Poggio Aquilone, ne stabilisce i confini, uno dei quali, dalla parte di ponente, è appunto il distretto del castello di Migliano nella diocesi di Perugia.
Non ci è dato però di poter precisare l’epoca in cui anche Migliano venne sotto la giurisdizione dei Conti di Marsciano; certo è però che questi nel 1376 già erano signori di Migliano poiché in tale anno Pietro di Giovanni e suo fratello della famiglia dei Conti di Marsciano e Conti di Migliano s’impadronirono di Civitella.
Al confine tra i territori di Orvieto e Perugia, il borgo fu definitivamente sottomesso a quest’ultima nel 1440.
Nel dicembre del 1429 era nato a Migliano dai conte Ranuccio di Marsciano e da Angela di Beccarino il conte Antonio, che educato alle armi sotto la guida dello zio Guerriero e del celebre condottiero narnese Erasmo detto Gattamelata, di cui diventò poi il genero con Io sposando la figlia Tedeschina, seppe conquistare tal fama, da essere annoverato fra i più famosi capitani del suo tempo.
Gli storici affermano che fu un matrimonio d’interesse per facilitare la sua carriera militare ma da lettere e documenti a noi pervenuti risulta che fu in realtà un matrimonio d’amore dal quale nacquero ben 13 figli.
Il Conte Antonio da Marsciano fu per multi anni governatore generale delle lance spezzate di S. Marco presso la repubblica di Venezia, e passato poi nel 1483 al servizio dei fiorentini, mori da valoroso in battaglia il 30 ottobre 1484, e fu sepolto in Pisa.
Fin dal 1476, essendo ancora governatore generale delle lance spezzate di Venezia, il Conte fece il suo testamento a Verona a rogito del notaio veronese Pietro Ciringelli; nel quale testamento proibiva espressamente ai suoi figli ed eredi, sotto pena della maledizione paterna e di una diversa disposizione delle sue volontà, che si facessero divisioni del patrimonio da lui lasciato.
Ma nell’anno 1500, con un rogito del notaio perugino Antonio dei fu Meo in data di Migliano 10 gennaio, i figli si divisero l’eredità, contravvenendo così alla esplicita volontà del padre.
In questa divisione il castello di Migliano insieme con il molino di Rotapenna o Rotaprona toccò al conte Lamberto, terzo dei nove fratelli.
Scrive poi l’Ughelli che nel 1522 i Conti di Marsciano venderono a Sigismondo Chigi la terza parte del castello di Migliano per 2500 ducati d’oro larghi, con patto di poterla ricomprare in dieci anni, come depositato per rogito presso il notaio Giovanni di Caraschino di Roma.
Nell’archivio parrocchiale di Marsciano è depositata una copia manoscritta di due catasti o censimenti delle possessioni nel territorio di Migliano, fatti uno nel 1521 e l’altro nel 1663.
I Conti proprietari del castello lo usarono spesso come residenza di campagna; amavano questo posto ameno sia per il meraviglioso paesaggio sia per le particolari proprietà terapeutiche delle acque delle sorgenti sottostanti; una situata a ridosso dell’alveo del fiumiciattolo e l’altra posta a valle del borgo di Baccano, entrambe ricche di ferro e magnesio sono state sempre apprezzate sia dai Conti di Marsciano che erano soliti scendere alle sorgenti per “passare le acque” sia da insigni personaggi, come Papa Leone 13, visitatore e amante della zona già dal 1895.

Aspetto

Dell’antica fortezza medioevale, restano il palazzo signorile, oggi proprietà privata, parte delle mura e tre torri, di cui una recentemente restaurata. Gli ambienti privati sono stati adattati a confortevoli alloggi per uso turistico.
All’interno delle mura del Castello sono stati avviati degli scavi che hanno riportato alla luce ambienti medievali dell’antico castello.

Ambiente circostante

Dal castello è possibile ammirare la Valle del Fersinone, una valle stretta, profonda e caratterizzata da ripidi versanti.
La fitta vegetazione nasconde alla vista il torrente, che si presenta in tutta la sua bellezza solo quando lo si costeggia.
Il Fersinone accoglie i visitatori con giochi d’acqua, pietre levigate e strette anse naturali dove vivono molte varietà di pesci tra le quali la trota fario.
L’area colpisce anche per la particolare fauna: molte specie di uccelli, i cinghiali, gli istrici e i tassi popolano la zona.
La valle del Fersinone è anche ricca di bellezze naturali inaspettate come la Buca del Diavolo, una splendida grotta dove sono stati ritrovati importanti tracce di civiltà preistoriche, infatti sono state rinvenute punte di freccia e utensili di uso quotidiano.
Ripafalcaia una parete a strapiombo sul torrente di circa 100 metri di dislivello con accanto i ruderi dell’Ospedale ed i mulini di Rotaprona, ormai in rovina, che per lungo tempo hanno fornito farina agli abitanti della zona.
Questi tre luoghi sono collegati tra loro e al castello di Migliano da un stretto sentiero detto delle Settevalli, in quanto attraversa sette vallecole incise da altrettanti ripidi fossi.
La valle si è contraddistinta in passato per un’intensa attività produttiva: le carbonaie disseminate nella zona producevano materiale per diversi usi mentre i calcinai fornivano calce utilizzata insieme alle pietre ricavate dall’alveo del torrente per costruire abitazioni.
Da alcuni documenti ritrovati presso l’archivio storico di San Venanzo è emersa l’importanza di questi luoghi di lavoro: il calcinaio presente nell’immediato fondovalle di Migliano infatti venne utilizzato ai primi del 1900 per la realizzazione del primo ponte che collegava Migliano a San Vito.

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