Umbricelli fatti a mano all'amatriciana  

 

Da Perugia ad Orvieto, dal Lago Trasimeno a Terni, da Spoleto a Todi questi spaghettoni irregolari, tipici della cucina povera contadina, vengono chiamati Umbricelli, strangozzi, strozzapreti, ciriole, ecc. Il metodo di preparazione è molto semplice e gli ingredienti comuni ai nostri luoghi: farina di grano tenero, acqua e mani sapienti ed abili nella preparazione. La farina viene predisposta su una tavola di legno detta "spianatoia" a "vulcano".
Viene versata acqua fredda amalgamando il tutto energicamente fino a quando non si ottiene un impasto abbastanza sostenuto. Dall'impasto si ottiene una "sfoglia" abbastanza spessa che viene tagliata a pezzettoni, gli stessi vengono arrotolati con il palmo delle mani fino ad ottenere gli Umbricelli , grossi ed irregolari.
Si lasciano riposare per alcuni minuti sulla spianatoia. La cottura deve mantenere gli umbricelli abbastanza duri. Questa tipica pasta Umbra deve essere condita con sughi corposi (amatriciana, asparagi, norcina, pomodoro, pecorino, ecc.) ed accompagnato da un buon vino rosso ( sangiovese, merlot, ecc).

 

Poggio Aquilone

Cenni Storici

Le origini di Poggio Aquilone sono legate alla preistoria con il ritrovamento di una tomba a fossa, probabilmente della cultura enolitica del Rinaldone, rinvenuta nel 1898, i cui resti (pugnali di selce e rame) sono conservati nel Museo Civico di Bologna.

Le notizie su Poggio Aquilone medievale, risalgono al sec. XIII (1276) e detto castello figura come possedimento dei Conti Cadolingi di Marsciano, stirpe longobarda del X-XIII secolo; difatti nel 1276 è giuridicamente dichiarato che la giurisdizione di questo castello spettava ai Conti di Marsciano, ai quali, tale possedimento, più tardi, veniva confermata da Ludovico il Bavaro nel diploma del 5 marzo 1328.

In tale diploma, che confermò ai conti di Marsciano vecchie giurisdizioni signorili su una vasta zona, tradizionalmente legata ad Orvieto, si evince che in quel tempo Poggio Aquilone costituiva un ben definito distretto territoriale dai confini minuziosamente descritti: “a sud, il torrente Faena fino a Monte Castello Vibio; ad est, il fosso di Ripalvella e i confini del distretto orvietano con Todi e Perugia fino a Ratecastello e da qui, lungo l’altro torrente Faena, fino al Nestore; a nord, un tratto del Fersinone e la strada per S. Fortunato in Sigillo; ad ovest, Miglia e la via orvietana che, dal ponte del Fersinone, attraverso San Vito, arriva fino all’Hospitale de S. Maria de Peia, per ricongiungersi poi con le sorgenti del primo Faena”.

Trattandosi di un privilegio di conferma, si sarebbe portati a ritenere che le Terre, comprese entro tali confini, abbiano gravato nell’orbita di Marsciano per un certo tempo.

Attraverso passaggi successivi, il castello figura come possedimento di nobili famiglie Perugine (Oddi, Podaini, Montesperelli, Ponfreni, ecc..).

Detto contado, già nel 1258, risulta come ultimo insediamento sui confine meridionale sotto la giurisdizione di Perugia e proprio per tale motivo, differenza degli altri castelli della montagna del monte Peia, non compare nei 28 “Pivieri” orvietani.

Nel 1282 il Podestà di Poggio Aquilone prestava giuramento di fedeltà alla magistratura Perugina e come obolo offriva per la ricorrenza di San Costanzo alcune libbre di cera.

Lo storico Ugiselli scrive che Arrigo VII di Lussemburgo, alleato di Todi, nel 1312, dopo aver saccheggiato Marsciano e distrutto molti castelli circostanti, dimorò alcuni giorni nel Palazzo del Castello di Poggio Aquilone con molti Principi, studiando il modo di sottomettere la Repubblica di Firenze, e qui diede ai Conti di Marsciano un grande e nobile Privilegio, infatti concesse alla città di inserire nel loro stemma l’Aquila nera incoronata sopra uno scudo d’oro, e sotto il campo rosso con tre gigli d’oro; secondo alcune fonti questo gesto portò a cambiare il nome al paese in “Poggio Aquilone” ( prima era solo Poggio).

Nel castello fino a non tanti anni fa si conservava un’antichissima sedia di ferro, che la tradizione vuole sia quella usata dall’Imperatore.

Tanto fu lo sfarzo di quei giorni che addirittura si narra che i cavalli dell’Imperatori fossero ferrati d’argento.

Nel 1384 il castello fu sottomesso dal perugino Biondo di Bulgaro per 25 anni.

Nel 1443, al tempo in cui il Fortebracci (occupata Marsciano) tentò di crearsi uno stato personale in Umbria, il conte Ugolino di Bulgaro, avendo chiesto a Perugia un qualche sussidio per gli uomini di Poggio Aquilone che, depauperati e oppressi dalla guerra, non sarebbero stati in grado di difendere il castello, ottenne l’esenzione dal pagamento della gabella del sale.

Successivamente, i Conti di Marsciano, assoggettatisi di nuovo a Perugia, si impegnarono a far pagare alla Comunità di Poggio tutte le gabelle, compresa quella del sale, imposte dalla città.

Nel 1422 Poggio Aquilone ebbe gli Statuti da Ranuccio il Vecchio, umanista e uomo d’armi al servizio di Venezia, il quale lasciò nel suo testamento 20 lire perugine per la chiesa di S. Egidio nel castello, ove era la cappella di famiglia.

La moglie, Todeschina, figlia del famoso Gattamelata di Narni, amministrò, a nome del marito lontano, Montegabbione, Morcella e Patrano, oltre a Poggio; morta nel 1498, venne seppellita nel convento della Scarsola, sorto nel luogo in cui, secondo la tradizione, S. Francesco avrebbe costruito una capanna di scarza per ritirarvisi a pregare.

Lo Statuto fu aggiornato ed integrato nel 1556 e passato dagli archivi della famiglia Angelini Paroli presso la Biblioteca Comunale.

Il Codice è formato da trentuno fogli cartacei con copertina di pergamena su cui è scritto: STATUTA CASTRI PODIJ AQUILONIS MDLVI.

Come la maggior parte degli statuti rurali, lo “Statuto di Poggio Aquilone“, raccoglie un complesso di norme atte a regolare il governo della comunità, il vivere sociale, la moralità pubblica, la sicurezza, l’igiene, ecc…

L’elezione delle Magistrature avviene su designazione dei Conti di Marsciano con approvazione dei Priori di Perugia.

Nell’ epoca in cui furono promulgati gli Statuti, non erano solo i Conti di Marsciano ad avere la signoria di Poggio Aquilone, ma anche un Giulio Cesare Degli Oddi e un Lodovico Panfreni, ambedue di nobili famiglie perugine.

Nel 1563 ebbe giurisdizione nel castello anche un conte Ottaviano Montemelini, mentre si legge negli Annali Decemvirali che nel 1575 Poggio Aquilone fu dato in comodato alla città di Perugia dal conte Achille Marsciani e da Antonio Parli perugino, che erano allora i padroni assoluti di questa contea obbligandosi a dare ogni anno al Magistrato di Perugia nel giorno di S. Ercolano in segno di soggezione dieci libbre di cera.

No si conosce in che modo la signoria di Poggio Aquilone in un lasso di tempo così breve sia andata in mano di tante famiglie.

Nel 1700 era ancora “feudo con titolo di contea di giurisdizione della nobile famiglia Bussi d’Orvieto ed Aureli di Perugia e dell’altra nobile famiglia Montesperelli perugina per eredità dei Trollieri (1716-1748), famiglia pur perugina estinta“.

La famiglia Montesperelli porta tuttora il titolo di Conti di Poggio Aquilone, e fino a tutto il secolo XVIII vi possedeva terreni.

L’antico palazzo con l’estesa tenuta era di proprietà del marchese Achille Muti Bussi.

Il castello di Poggio Aquilone con la sua posizione strategica ha svolto un ruolo importante poiché ubicato a confine tra il territorio Perugino e quello Orvietano.

Nel mezzo dei difficili equilibri territoriali del tempo, Poggio Aquilone è rimasto, anche se con forme di autonomia limitate, fino al ‘700, un’isola feudale.

Nel XVIII sec. Poggio Aquilone diviene importante centro di raccolta di granaglie, uno dei podii “Monte Frumentario” dell’Italia centrale, Poggio Aquilone segue le vicende legate allo Stato Pontificio e a quello italiano; all’indomani del secondo dopoguerra gli abitanti erano circa cinquecento, ma a causa dell’abbandono delle campagne si sono ridotti via via di numero.

Appartenne fino al 1927 al comune di San Vito in Monte ed in seguito con la costituzione della provincia di Terni, venne assorbito dal comune di San Venanzo.

Aspetto

Con la sua forma ellisoidale a forma di “piede umano“, mostra una spiccata fisionomia medievale: l’antica porta a sesto acuto con cornici di pietra squadrata, i resti di quattro torri e le mura castellane in alcuni tratti ancora ben conservate.

Il borgo di Poggio Aquilone ha subito nel corso dei secoli costruzioni e ricostruzioni che in parte hanno alterato il tessuto urbanistico primitivo nonostante tutto si presenta come un piccolo centro ben conservato con una spiccata fisionomia medievale.

Chiesa di Sant’Egidio

La chiesa parrocchiale di Poggio Aquilone è dedicata a Sant’Egidio e formò il suo catasto l’anno 1500.

Di essa non si fa menzione prima dell’anno 1476 data del testamento del conte Antonio da Marsciano il quale lasciò a detta chiesa un legato di 20 libbre di denari.

Il Conte Antonio di Ranuccio dei Bulgarelli, la cita tra le sue proprietà in Poggio Aquilone, registrata già da allora nella diocesi di Perugia com’è a tutt’oggi.

Nel 1527 essendo vacante fu data in commenda dal Vicelegato a Mario Podiani insigne letterato, poeta che morì nel 1539.

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